Vent’anni di Photoshop: come ha cambiato il modo di vedere il mondo creando immagini “più reali della realtà”
Esperti di spicco si sono confrontati su come è cambiata la cultura digitale e sui mutamenti sociali connessi all’uso di Photoshop, il famoso software per le immagini
Milano, 25 marzo 2010 – Nato 20 anni fa come semplice programma per visualizzare le gradazioni di grigio delle immagini su un monitor in bianco e nero, Adobe Photoshop si è evoluto fino a diventare il supporto fondamentale per ogni tipo di attività connessa con le immagini e ha segnato una tappa fondamentale nello sviluppo dell’attuale cultura digitale.
“Dagli esordi della fotografia – già nella prima metà del 1800 con la dagherrotipia (la più antica tra tutte le tecniche fotografiche) c’è stata la necessità di intervenire sulle fotografie in modo che fossero “reali come la realtà” e che potessero trasmettere a chi le guardava un insieme di impressioni ed emozioni intense. In quel periodo si cercava di creare immagini “perfette” coinvolgendo, ad esempio, attori che rimanessero immobili in una posizione significativa per tutto il tempo necessario a scattare la foto,fingendo di svolgere un’attività reale (ed era necessario un lungo periodo di esposizione con le tecniche di allora!). E’ proprio per rispondere a questa necessità creativa nata con la fotografia che, molti anni dopo, nasce il famoso software Photoshop” ha dichiarato Denis Curti, vicepresidente di Forma e direttore della sede di Milano di Contrasto, in apertura della tavola rotonda organizzata in occasione dei 20 anni di Photoshop, in cui esperti di spicco si sono confrontati su come il famoso software ha cambiato il modo di vedere il mondo.
“Nel corso dei suoi vent’anni di storia, Photoshop si è molto evoluto” ha continuato poi Paolo Motta, Creative Solutions Business Manager EMEA di Adobe Systems “e ha introdotto continue innovazioni tecnologiche che hanno cambiato il modo di lavorare per i creativi di tutto il mondo. Da un semplice software inoltre, Photoshop si ampliato fino a diventare sinonimo di una famiglia di soluzioni su desktop e Web-hosted in grado di soddisfare molteplici categorie di esigenze: dalla modifica alla creazione delle immagini per i grafici, alla gestione dei flussi di lavoro per i fotografi, fino ad arrivare alle soluzioni per utenti non professionisti e alle applicazioni mobili.
Giovanni Lanzone, filosofo e direttore del Master di Business Design in Domus Academy, ha sottolineato invece cos’è cambiato nel mondo del design e come Adobe Photoshop abbia favorito il concetto di “progettazione a sciame”: un modo di lavorare che sfrutta gli strumenti a disposizione per dare vita ad una produzione creativa partecipata e condivisa su larga scala. Photoshop è diventato quindi lo strumento di una trasformazione sociale e creativa di portata epocale. Le immagini ferme o in movimento, però, sono solo anticipazioni delle possibilità che avremo in futuro: si andrà incontro a un numero via via maggiore di ibridazioni e l’uomo diventerà sempre più la figura centrale di questa realtà. La tecnologia dovrà supportare lo sviluppo dei talenti creativi guidandoli e permettendo di esprimersi appieno: Adobe con la sua offerta tecnologica è quindi in una posizione importante per delineare gli scenari futuri della creatività.
“Negli ultimi 20 anni Photoshop ha incarnato in modo brillante e creativo una fase in cui l’immagine è stata al centro dell’immaginario collettivo e ha generato le grandi icone della modernità” ha commentato Fancesco Morace, sociologo e presidente di Future Concept Lab, che durante il suo intervento si è soffermato su come si è evoluto il rapporto della società nei confronti del mondo delle immagini e su quali saranno gli scenari futuri. Al giorno d’oggi l’immagine continua ad avere un’importanza centrale ma negli ultimi anni la società ha compiuto un salto: la gente non pensa più che le immagini abbiano una propria autonomia; l’immagine come evocazione di un mondo non basta. Stiamo passando dal modello evocativo, che ha interessato la società negli ultimi 30 anni ed era caratterizzato in termini di spettacolo ed intrattenimento, al modello vocazionale che si connota in termini di cultura e conoscenza. La sfida futura di Photoshop è proprio quella offrire gli strumenti che consentano di passare da evocazione a vocazione, permettendo ai consumatori di diventare “consumatori” e andare a costruire la società della condivisione e della sperimentazione, nella quale le tecnologie possono diventare laboratori aperti e credibili di creatività personale e collettiva. “
L’intervento di Maria Grazia Mattei, critica d’arte ed esperta di nuove tecnologie della comunicazione, si è concentrato su come si sono evoluti i linguaggi espressivi e la cultura digitale in questi 20 anni dalla nascita di Photoshop. Oggi la società è immersa in un mondo digitale e reale, che abbina aspetti di entrambe le dimensioni; il mondo digitale è stato costituito da persone che hanno tentato di forzare l’uso delle tecnologie facendo si che dessero forma al pensiero, all’immaginario, ai sogni. Innovazioni tecnologiche come Photoshop vanno proprio lette in questa chiave: ogni epoca si è data i propri mezzi di rappresentazione e strumenti come Photoshop ci permettono di dare forma alla rappresentazione della nostra comunità e alle mutazioni sociali. Photoshop risponde quindi all’esigenza centrale di raccontare la quotidianità.
“Adobe infatti ” prosegue Paolo Motta Creative Solutions Business Manager EMEA Adobe Systems “in questi anni ha sempre voluto conoscere le esigenze di tutte le persone che hanno a che fare con la creatività e ha convertito in tecnologia la risposta a queste esigenze reali. Attualmente, ad esempio, la necessità del mondo creativo – e la sfida che sta affrontando Adobe – è quella di integrare Photoshop al mondo dei media dinamici per un utilizzo ottimale in ogni situazione.
Contatti stampa
Elena Bersani
PR Manager Adobe Adobe Systems
0396550.1
ebersani@adobe.com
Burson-Marsteller
Alessia Quaglio Cinzia Trezzi
02. 721431
alessia.quaglio@bm.com
cinzia.trezzi@bm.com


















